E’ uno strano momento storico quello attuale: siamo in un periodo di evoluzione scientifica e di conoscenza praticamente senza eguali, le capacità quasi miracolose in medicina di ridare la vista ai ciechi, l’udito ai sordi, le gambe ai paraplegici, allungamento e miglioramento della vita eppure tutto questo non basta per contrastare il diffusissimo, sconfortante piagnisteo sul decadimento dei valori, mercificazione dell’uomo, ansia del futuro, fanatismo, pessimismo planetario.
Ma è davvero così? Certo che no. Del resto basta ripercorrere altri passaggi cruciali della storia per ritrovare moti di catastrofismo, rifiuto della modernità e delle nuove sfide che lo sviluppo umano sul pianeta comporta.
Il liberale e “peccaminoso” occidente, ben lontano dall’essere “paradiso”, è avversato sia dai fondamentalismi religiosi che da quelli ideologici, che si sentono minacciati (a ragione) dalle nostre ostentate libertà.
Che siano quelle di irridere i nostri leaders politici o religiosi oppure quello di indossare un comunissimo bikini, poco importa… la libertà di comportamento o di parola del singolo rispetto all’autorità è una minaccia per il regime: e più rigido è il regime più feroce è la sua reazione. Per questo che in certi paesi persino l’immagine di una donna nuda è vista come una minaccia, come intollerabile ribellione, e una qualsiasi ironia sul “supremo leader” come un attacco allo stato e quindi destinato alla soppressione.
Basta vedere quel che rischiano scrittori e intellettuali in occidente e quelli che provano a fare lo stesso nei paesi illiberali (vedi i casi Van Gogh, Anna Politkovskaja).
Ma c’è un'altra folta schiera di avversi all’occidente: gli stessi occidentali.
Nonostante siano nati e vissuti in situazioni tutt’altro che misere hanno sviluppato un odio culturale verso un certo tipo di benessere e parallelamente un complesso di colpa verso situazioni inferiori (come se uno scozzese dovesse sentirsi in colpa per un’etiope che muore di sete). Questo meccanismo di stampo russeauiano che imputa tutti i mali e le sciagure del mondo attuale al distaccamento dalla “natura” e la “violazione delle sue leggi” (quello che per i religiosi è il distacco da dio, la perdita di fede) porta a sviluppare un viscerale rancore verso ciò che RITIENE causa di ciò - un po’ come lo era la “grassa borghesia” nel secolo scorso ora le multinazionali o qualsiasi fantomatico potere occulto. Il nazismo lo fece con gli ebrei.
Ma come dice bene Andrè Glucksmann nel suo “Discorso dell’odio” all’odio non servono “ragioni” valide: basta a se stesso, giudica senza sapere e condanna senza pensare.
Ma la “natura” come entità madre (che tra l’altro non esiste) è ben diversa dal concetto di “madre” che abbiamo noi: non ha mai avuto “amore” verso le creature viventi, pensanti o meno. Le ha sempre regolate in base alla inflessibile legge del “mors tua vita mea” concedendo o togliendo la vita con la lama della fame o della lotta per la sopravvivenza.
Tutto questo Giacomo Leopardi l’aveva capito ben prima di Schopenhauer e di Nietzche, parlando della natura come “matrigna” e ben distante dall’etichetta di “pessimista cosmico” che gli è stata appiccicata addosso, aveva altrettanto capito che l’unico “amore” vero e consapevole su questo pianeta è quello che riesce a sviluppare l’uomo verso un suo simile (quando ci riesce), con quel sentimento di compassione e fraternità che ci rende più forti verso le avversità della vita e verso il nostro destino.
Trovo quindi noiosi, irritanti e tristemente pavidi tutti quegli scrittori, intellettuali, artisti, musicisti che su questo piagnisteo mondiale hanno costruito carriere, coniato slogan e propagandato manifestazioni di “anti-tutto” repressi, che invece di affrontare i problemi mirano a sfogare il proprio rancore verso quel che gli capita a tiro, fosse anche un innocuo bancomat. Basta con questo svilimento, questa depressione autoindotta, per affrontare vita e problemi serve volontà e forza, come dimostrano coloro che quotidianamente affrontano una giornata di lavoro… magari con un faticoso sorriso. “Chi sa sorridere è padrone del mondo” scriveva Leopardi e se lo diceva lui…
Io ho firmato questo...
12 commenti:
Letto due volte, quasi a voler trovare conferma di quanto espresso ed impresso.
Ho trovato conferma...
Intenso ma delicato, potente ma discreto.
Chi dice che non puoi fare anche lo scrittore ?
Non dimenticare i tuoi entusiasmi..."Chi sa sorridere è padrone del mondo" tu riporti.
Fai sorridere anche la innata capacità narrativa.
Complimenti. Di cuore
Moni
ps
Domani
mi dedicherò invece ad un commento specifico, perchè i temi sollecitano.
Baci!
Grazie...
di cuore... ciao
Gran bel post, tutto tristemente vero purtroppo. Come è vero che chi sa sorridere è padrone del mondo. Il resto lasciamolo agli altri.
Letto e riletto.
Io sono meno filosofo, secondo me l'odio degli occidentali nei confronto dell'occidente stesso viene dal confronto quotidiano tra chi si da da fare ed è un vincente e chi non ha voglia di fare nulla ed ha invidia per le fortune altrui.
bene ragazzi... allora diciamolo ad alta voce: abbasso i piagnoni!
Grazie per gli apprezzamenti...
ciao Elly...
assolutamente in linea con il mio pensiero
Che bello questo post, esprime in modo chiaro che ho da molto tempo e che mi porta a discutere spesso soprattutto con persone più vechhie di una o più generazioni rispetto a me. la diffusione dell'informazione e la scelta delle informazioni da dare e senza dubbio un'altra delle cause della percezione distorta delle persone, soprattutto appunto quelle un po' più vecchie (ad esempio l'accusa di presunta perdita totale di valori si basa anche -non solo naturalmente, questo è solo un banale esempio- su quella che viene percepita come una quantità incredibile di crimini e criminalità diffusa; in realtà statisticamente il numero di crimini si è molto ridotto risetto al passato ma gli stessi fanno molto più rumore e quindi alle persone smbra in aumento visto che quando non esisteva la tv di certo non si sapeva nemmeno quello che accadeva nella vicina città!). mi sa che è la prima volta che ti leggo, e credo proprio che tornerò!
il commento precedente è mio, ovvero di Chiamami Brontolo!
il #5 è mio, non mi sono firmato :-)
Bisquì
Come annunciato ieri, devo dirti che sottoscrivo tutto ciò che affermi. Quello di nutrire avversione verso il "benessere" e una pena verso "l'indigenza" è secondo me mosso da 2 fattori:
1-un'invidia sociale che non mi disconfermi (se ho meno dell'altro non mi riconosco UP)
2-la soddisfazione dell'ego che si realizza soltanto con un rapporto di dipendenza dare/avere
Fenomeni che sono sempre esistiti ma che oggi, putroppo, sono diventati anche cavalli di battaglia di molte compagini politiche in tutti suoi risvolti.
Complimenti ancora!
Anche per la firma...
Baci
Moni
Benvenuto Brontolo...
Ciao Bisqui... lo sospettavo :)
Grazie Moni
io credo che c'è una fortissima necessità CULTURALE di ribaltare questa depressione indotta, questo svilimento che ci viene propinato da giornali e tg.... non se ne può più.
E' dannosa, avvilente. Spargete parola!
grazie a tutti
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