“Mentre ero là in piedi, il secondo aereo colpi il WTC. Tutti iniziarono ad intuire che non poteva trattarsi di un incidente. Si trattava di un vero e proprio attacco. Chiusi gli occhi e pensai, in somalo: "Oh, Allah, ti prego fa’ che non siano stati dei musulmani". Sapevo che se fosse stato così , sarebe potuto esplodere un altro grande conflitto mondiale. Gli americani non erano concilianti come gli olandesi.”
“… a spaventarmi furono alcune riprese effettuate da una troupe televisiva a Ade, la città in cui avevo vissuto. Mostravano un gruppo di ragazzini musulmani che esultava subito dopo il crollo delle torri. …. Io però dentro di me sapevo che le telecamere avevano fatto vedere solo una parte del tutto. Se ci fossero state altre troupe, in altre zone, avrebbero filmato scene analoghe. … Ruud scosse la testa e disse: “Mi sorprende che tutti siano convinti che ci sia di mezzo l’Islam”. Io non riuscii a trattenermi. Appena prima che arrivassimo in ufficio esplosi: “Ma c’è di mezzo l’Islam. E’ tutto radicato nella fede. Questo è l’Islam”…..
“Non era un gruppo di pazzi a nutrire quel genere di sentimenti nei confronti dell’America e dell’Occidente. Sapevo che una grande massa di musulmani avrebbe giudicato gli attacchi come una giusta punizione agli infedeli.”
“Mohamed Atta, il capo dei dirottatori, aveva insegnato ai compagni come morire da buoni musulmani. Avevano pronunciato la preghiera che ogni musulmano recita in punto di morte, chiedendo il sostegno di Allah in quel momento solenne. La lessi e la riconobbi. Ogni cosa, nel tono nella sostanza, di quella lettara mi era familiare. Non si trattava di Islam in senso generico: quella era l’essenza dell’Islam. Quegli uomini erano convinti di fare la cosa giusta.”
“Alcuni opinionisti dalla stupidità irritante, (soprattutto individui che si definivano arabisti, ma che a quanto pareva non sapevano praticamente nulla sulla realtà del mondo islamico) scrissero risme di commenti. I loro articoli erano tutti concentati sull’immagine dell’Islam che aveva salvato Aristotele e inventato lo zero, imprese risalenti agli studiosi medievali, oltre otto secoli fa; dell’Islam come religione di pace e tolleranza, lontana dalla violenza. Erano tutte favole che non avevano nulla a che fare con il mondo rale che conoscevo. Nei giornali non si faceva che dire: “si, ma….”. Studiosi sfornavano teorie sulla povertà che spingeva gli uomini al terrorismo; sul colonialismo e sul consumismo, sulla pop culture e sulla decadenza occidentale che, divorando la cultura del popolo, aveva causato la strage. Da parte mia sapevo bene che l’Africa è il continente più povero, e che la miseria non provoca il terrorismo; le persone veramente povere non sanno guardare più in là del loro pasto successivo, mentre i pochi intellettuali del Terzo mondo, di solito se la prendono con i loro stessi governi e senza elaborare alcuna soluzione, fuggono in massa in Occidente”.
“Altri articoli davano la colpa all’appoggio cieco fornito a Israele dagli americani e ritenevano che ci sarebbero stati altri 11 settembre fino a che non fosse stato risolto il conflitto israelo-palestinese. Non credevo molto neanche a questa tesi, Io stessa, da adolescente, avrei esultato davanti all’attacco al Worl Trade Center, e la questione era lontanissima da me, a Nairobi. Nessuno di quegli uomini era povero. Io sapevo che c’era di mezzo la fede. Niente frustrazione, niente povertà, niente colonialismo, niente Israele: si trattava di fede religiosa, un bilgietto di sola andata per il paradiso.”
“Sentivo che l’Islam, in tutto il mondo, ora si trovava nel mezzo di una crisi terribile. Certamente nessun musulmano avrebbe potuto continuare ad ignorare lo scontro tra la ragione e la nostra religione. Da secoli ci comportavamo come se tutta la conoscenza risiedesse nel Corano, rifiutandoci di mettere in dubbio qualsiasi tradizione, rifiutandoci di progredire. Ci eravamo vietati di usare la ragione per tutto quel tempo perché non eravamo in gradi di conciliarla con il patrimonio di convinzioni rigide e indiscutibili tramandato dall’Islam da una generazione all’altra, ma i risultati di queste scelte erano sotto gli occhi di tutti."
“Dichiarando infallibile il nostro Profeta e non permettendoci di mettere in discussione in alcun modo il suio insegnamento che si riperquote in ogni piega del nostro vivere, noi musulmani avevamo instaurato una tirannia immobile. Aderendo alle sue regole, che stabiliscono ciò che è permesso e ciò che non lo è, ci eravamo privati della libertà di pensare con la nostra testa e di agire in base alle nostre scelte. Intrappolavamo la morale di miliardi di persone nella stassa mentalità esistente nel deserto arabo del settimo secolo. Non eravamo solo servi di Allah, ne eravamo schiavi….. Mi ritrovai a pensare che il corano non fosse un libro sacro. Che fosse un documento storico, scritto da uomini centocinquantanni dopo la morte di Maometto. Una versione degli eventi molto tribale, molto araba. Che diffonde una cultura brutale, bigotta, ossessionata dal controllo delle donne, e feroce in guerra.
“La maggioranza dei musulmani non va a scavare nella teologia, e raramente il corano viene letto: viene ionsegnato in arabo, lingua che la maggior parte dei musulmani non conosce. Di conseguenza, quasi tutti pensano che l’Islam parli di pace. E’ da queste persone, oneste e gentili, che si è originata la credenza erronea secondo cui l’Islam sarebbe pacifico e tollerante. Io però, ora, non potevo più fingere di non vedere quel totalitarismo, quella pura cornice morale che è l’Islam. Esso regola ogni minimo aspetto della vita e soggioga la libera vilontà. Il vero Islam, rigido sistema di fede e struttura morale, porta alla crudeltà. L’atto disumano di quei diciannove dirottatori era il risultato logico, per quanto estremo, di questo accurato sistema, volto a influenzare i comportamenti umani. Il loro mondo è diviso tra “noi e “loro”: chi non accetta l’Islam, deve morire.”
Questo coraggioso libro di Ayaan è un libro di fondamentale importanza per chi si interessa di islam. Il racconto della sua vita, ciò che ha vissuto e la sua personale ribellione che l’ha portata a togliere tutti i veli alla sua religione di origine, che l’ha spinta a guardare senza IPOCRISIE al cuore del problema è un fatto raro e preziosissimo. Denunciarne gli effetti tragici nelle società dove il revanscismo fondamentalista si è fatto strada indisturbato, l’ha resa un pericolo MORTALE per i fondamentalisti. Agli occhi di chi la odia lei non solo si è macchiata di apostasia abbandonando l’Islam, ma ancor peggio pone la scelta tra ragione e religione, senza ambiguità denuncia la misoginia e la crudele segregazione femminile insita nell’Islam. Ayaan ha sviluppato uno sguardo critico puro, semplice e assolutamente devastante nei confronti di chi cerca rifugio nel “multiculturalismo”. Mi verrebbe da paragonarlo a “l’origine delle specie” di Darwin quanto a considerazioni e conseguenze…
La forza di questa “potente” opera non è tanto nella critica durissima verso la sua religione madre, ma in TUTTO IL PERCORSO evolutivo del suo pensiero, dalla gabbia culturale in cui era nata e cresciuta, che tramanda come NORMALITA’ perfino un’infibulazione, il senso di ingiustizia e disparità che si sente addosso e il coraggio e la forza di liberarsene, di staccarsi dal suo clan per DIVENTARE FINALMENTE una PERSONA.
Leggetelo, fatelo leggere… è un libro terribile e bellissimo. Dovrebbe diventare un testo scolastico (Fioroni dove sei?) in tutti i paesi occidentali …. tanto per cominciare..
Grazie Ayaan per averlo scritto, e per aver dato modo a tantissimi di aprire gli occhi su un mondo talmente controverso…
12 commenti:
Come il diario di Anna frank?
Sono volutamente polemico
:-)
Ciao Fratellino
Beh, si non sarebbe male... demolisce tanti di qui luoghi comuni sulla "multiculturalità" che fa impressione...
un abbraccio
Sara' uno dei prossimi libri che leggero'. Sicuramente sarebbe utile a chi continua a chiudere gli occhi e far vinta dei pericoli insiti nell'immigrazione incontrollata soprattutto di matrice islamica.
Ne vale davvero la pena.... Grazie della tua visita...
Crudo. Mi ha fatto star male. Tutte cose comunque che si conoscevano già ma che si vogliono nascondere. La perfetta erede nera della compianta Fallaci.
Elly lo devo anche a te se l'ho letto. Grazie è stato un consiglio prezioso.
Adesso sto cercando di finire la quadrilogia sulla resistenza di Pansa ma mi manca ancora I figli dell'aquila. Da me è pressochè introvabile. -_-
Macchè grazie a me, nel web è da un pò che gira quel libro della Ali. ;)
il gabbiano...Jonathan che libro!
Il fatto è che quelli che continuano a chiudere gli occhi, si guarderanno bene dal leggerlo.
barbara
Invece che far leggere agli studenti in vacanza i libri di gino strada, consiglierei questo... peccato che non faccio l'insegnante....
abbasso i fondamentalismo; libertà e democrazia ovunque.
saluti
Maralai
Perfettamente d'accordo. Grazie della visita Maralai
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