In questo libro, non troppo scorrevole inizialmente, Panella parte con dei raffronti tra eventi riportati nei 3 testi sacri (Corano, Bibbia, Vangelo) per dimostrare come siano differenti le visioni di "uomo" che esce tra Islam e le altre due. Differenze profonde, che si possono far risalire alla mancanza di senso "mitologico" verso la "rivelazione", non c'è la relativa interpretazione delle scritture, non c'è il dilemma interiore, nè la radice che porta al "libero arbitrio" umano: nel Paradiso islamico l'albero è simbolo di sottomissione e non "albero della conoscenza". Da qui si parte per arrivare alle vicende storiche, allo scisma tra sunniti e sciiti, e l'importanza dei filosofi come Avicenna e Averroè, importantissimi ma alla fine insabbiati da una visione fondamentalista che ha preso il sopravvento, che ha negato all'Islam quella modernizzazione che invece per gli altri è avvenuta, scontrandosi nei secoli con il pensiero razionale e laico: illuminista, positivista, romantico e così via. Una visione che ha impedito la rappresentazione della figura - così importante nella nostra storia dell'arte, così piena di santi, madonne e di rappresentazioni di Dio, già di Dio stesso - come pure le architetture di alcuni dei più importati luoghi sacri all'islam, tutti di costruzione bizantina, cristiana quindi, solo in un secondo tempo trasformati in moschee. Una differenza culturale che ha forse avuto l'apice con la proibizione della stampa nel 1483 da parte del califfo Bayazit II e perdurata per più di 350 anni, che ha portato ad una desertificazione culturale enorme. In quel periodo la stampa e la circolazione delle idee portò a stravolgimenti e modernizzazioni epocali in Europa e in occidente. Nulla di tutto ciò dove imperava l'Islam.
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