liberale e libertario, detesta tutto quello che sa di dispotico (politico e altro...)
lunedì 6 dicembre 2010
Non è per libertà
La morte per suicidio di una persona non è "per libertà". Non ci si toglie la vita come "atto di libertà personale"... O perlomento la vicenda di un Monicelli non ha nulla a che vedere con una vicenda come quella di Welby. Ed è errato e superficiale accomunarle o vederle legate da qualche filo. Per il primo, solo un forte stato di angoscia ( e solitudine) può aver spinto a tale estremità, ben diverso da uno stato decennale di quotidiana e strenua lotta contro una malattia terribile, che può portare a COMPRENDERE chi vuole porre fine ad un simile stato. Tutto il resto sono solo strumentalizzazioni, molto poco qualificanti per le propone. Ho sempre pensato che debba prevalere, sopra a tutto, LA LIBERA SCELTA, che noi siamo i TITOLARI in primis della nostra esistenza.... eppure anche questa volta mi devo ricredere, almeno in parte, perchè per la seconda volta in poco tempo mi vedo costretto ad assistere al risultato di un tale gesto: dolore e disperazione dei propri cari e amici. Se da una parte c'è lo sgomento di un atto confuso e forse non proprio volontario, dall'altro l'orrore di apprendere quanto fosse stato programmato, di essergli stati accanto senza sospettare... Ed anche questo non è giusto, non è giusto verso chi ci sta accanto: creare un tale lancinante dolore, questa terribile angoscia, questo senso di colpa.... irrimediabile. E quando l'età è giovanile, ancor più terribile doversene fare una ragione. Una brutalità che spazza via anche tutte le romanticherie filosofiche su certi fatti..... di certi personaggi, esempi di ribellione e libertà fino alle strenue conseguenze. Beh la vita non è un film. E non ci sono consolatori titoli di coda a chiudere il patos. Io non so quale sia la via più giusta, ma di certo non è questa.... e soprattutto non è "per libertà"... più che altro è disperazione....
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27 commenti:
nessuna sentenza: questa è una mia personale considerazione dopo che due amici hanno deciso, per ragioni molto diverse di buttarsi sotto un treno. beh, sentire che qualcuno lo interpreta come "gesto di libertà" mi ha dato molto fastidio.... se poi DEVO stare zitto, a priori..... questo è il mio blog, e ci scrivo quel che penso.
saluti
Certo che questa signora Barbara che parla di "sputare sentenze" è come un pagliaccio che cerca di passare inosservato ad un funerale.
Detto questo,Hawkmoon,ti sono vicino nel dolore per i tuoi amici ma credo che il caso Monicelli non sia minimamente accostabile.
Il suicidio di due giovani(almeno immagino che lo siano) per EVIDENTE disperazione,è ben distante da quello di un NOVANTACINQUENNE che sulla morte e sulla vita ha sempre ragionato in maniera molto lucida.
Arrivo a dire che da un certo punto di vista è quasi improprio parlare di tragedia,mentre ritengo piu' corretto ritenerlo un atto molto intimo e personale,una specie di autoeutanasia.
Monicelli diceva con grande serenità che "la vita non sempre merita di essere vissuta"...ma non era una riflessione disperata e di un uomo turbato o squilibrato e depresso.
Penso certamente che farne un manifesto "generale" di libertà sia una appropriazione indebita,ma il caso singolo e specifico certamente sia tale.
Mi sono piaciute anche le parole di Napolitano,finalmente lontane dalla retorica.
Ciao Gabbiano, non è col proposito di rinnovare il tuo fastidio che intervengo, puoi credermi. E in genere quando leggo opinioni come la tua -non è un atto di libertà- guardo e passo. Ma il piu delle volte si tratta di cristiani di chiusa osservanza; mentre seguendo da un po' il tuo blog, ho la sensazione che tu non lo sia, come non può esserlo un liberale-libertario.
E il tuo ripensamento appare più emotivo che altro.
Dici che il suicidio non è un atto di libertà personale; qualche stoico antico avrebbe avuto da ridire. Tu come lo chiami l atto supremo di rinuncia alla propria vita? Imho non esiste libertà più grande di questa, specie quando la Chiesa e i politici ti dicono che non sei padrone della tua vita. Sono questi i discorsi che danno fastidio a me (e credo anche te, se la libertà è il tuo istinto e la tua natura).
Monicelli e Welby: certo non è la stessa cosa, ma neanche il niente a che vedere che dici tu. Entrambi *volevano* morire, questo accomuna i loro casi. Leggo che per te questo non è un atto "proprio volontario"; ovviamente la nostra volontà deve sempre fare i conti con la condizioni in cui viviamo, ma questo vale anche prima di arrivare al suicidio.
Cosi come non credo che la libertà esista solo al momento della gioia o della serenità, e venga meno di fronte alla disperazione. A volte mi chiedo se non sia semmai il contrario, quando vedo tante gente attorno a me che ride e sghignazza, vive il momento e a me sembra insensata. Nella disperazione forse la realtà si vede meglio.
La tua opinione in merito mi sembra molto affine a quella della Binetti, per fare un nome. Mi sorprende leggere una cosa simile qui (non che questo debba fare differenza per te, chiaro).
Ultima cosa: se un uomo molto gravamente malato salta giù dal quinto piano, forse è perchè una possibilità diversa di morire non l'aveva. Credo che Monicelli, come chiunque, avrebbe preferito una dolce morte.
E da liberale favorevole all eutanasia, io credo che questo caso confermi la necessità di agire in questa direzione. Ora, questa non è una strumentalizzazione; sono solo fatti che mi danno ragione. Se mi permetto di farlo notare, in tanti che non ci vogliono sentire da questo orecchio reagiranno come te, sto strumentalizzando, sarà.
Magari sarà ben poco qualificante, leggo, ok; soprattutto mi dispiace per i tuoi amici. Il dolore è piu che umanamente comprensibile, però il primo a soffrire è chi si toglie la vita. Non chiederei a nessuno di sopportare il peso di una vita che più non vuole.
Scusa la prolissità, ciao.
Francesco
Anonimo: conosco barbara da anni, so quanto è schietta e tagliente, ma non fa nulla... cerco di rispettare le sue idee anche quando non siamo sulla stessa frequenza. Pensavo cogliesse la differenza tra il "condannare Monicelli" - cosa CHE NON HO FATTO - e il criticare CHI se n'è subito impossessato per dire "ecco se gli davate l'eutanasia" non si buttava dalla finestra. Il quanto sia "lucido" una persona in quel momento io non lo so, potrà anche darsi che l'abbia fatto per non finire a vegetare in un letto, pieno di tubi (se ha lasciato qualcosa di chiara intenzionalità in questo senso, mi rimangio tutto): Sinceramente però - in questo momento, con quello che ho duvuto vedere in queste due tragedie - tutti i discorsini sulla serenità di farla finita, mi paiono grandi boiate..... con tutte le differenze di queste vicende. Ma ti ringrazio, sentitamente per le tue parole.
Francesco: come ho detto se si guarda solo l'atto in sè, possiamo pure filosofeggiare (l'ho anche scritto nel post, di quel che pensavo...) ma quando ti trovi a toccare con mano certi abissi, il dolore e i casini che si lasciano dietro, trovo troppo cinico alzare le spallucce e dire "ha voluto così, amen". io qui confesso tutta la mia difficoltà nel cercare di rispettare quel che uno vuole (la differenza tra un Welby e uno che ad un certo punto "non ce la fa più").... e se una volta ero favorevole, adesso mi sorgono dubbi - compreso il fatto che questi fatti facciano "giurispudenza", non so se mi spiego: che diventino "diritto"... con la ricettina medica. Non è questione di moralismo o tabù, ma trovo che questa inversione sia ulteriormente degradante, svilente, pericolosa.... come l'affermarsi del cinico "beh tanto oramai ha un piede nella fossa diamogli una spinta....." (però Binetti no dai, ti prego....)
Dà fastidio solo a me vedere l'abuso del "faccio come mi pare comunque"? (abortire anche per discutibili motivi, diventare mamme a 60 anni, o il ping pong embrionale con l'utero in affitto per terzi.... è così RESPONSABILE tutto ciò? è davvero così LIMPIDO) ecco quel che non vedo bene è tutto questo processo.... (scrivo chiaro che comunque Welby aveva ragione nella sua scelta....) non so se mi spiego.....
Sull'ultima però ti do torto: nei miei casi è più il danno che hanno lasciato attorno, loro sono solo stati sopraffatti dalla disperazione e l'hanno fatta cessare.... se davvero fossero stati lucidi, non si sarebbero comportati così.... Ma ringrazio anche te, per le tue parole gentili. Non è da tutti, ciao.
Anche io la conosco da anni e so quanto è stronza,e lo ha ribadito anche in questa occasione travisando quello hai scritto,anzi,mettendoti nel mucchio di coloro che straparlano.
Sono contento che tu abbia apprezzato le mie parole perchè raramente ce ne diciamo in maniera serena,ma ribadisco cio' che penso:il caso di Monicelli è al di fuori di tutto
Gabbiano, nel momento in cui tu ti arroghi il diritto di stabilire che cosa sia o non sia un atto, tu stai sentenziando. E non hai il diritto di farlo. Non hai il diritto di giudicare le scelte di una persona nella cui testa tu NON sei, la cui condizione tu NON conosci, le cui sofferenze tu NON hai vissuto.
barbara
beh se è per questo, il discorso vale per chi spara perchè è stato mollato, chi si butta per esser stato bocciato: anche per loro vale il "non puoi sapere quanto sta male". Ripeto per l'ultima volta: non è l'atto che io contesto (per questo faccio differenze con Welby, perchè era chiara da lungo tempo), ma quello di sbandierarlo apertamente come ESEMPIO, come cosa buona e giusta.... abbassando questo livello, si sentirà più "autorizzato" chi è in bilico sullo stesso cornicione? o questa cosa tocca solo me?
perchè se sono solo io a temere che si possa scivolare verso una deriva di ACCETTAZIONE di gente che si butta, avanti pure..... ci sono tanti terminali, iniziamo a staccare gli spinotti.... se troviamo uno sul balcone, giriamoci dall'altra parte, del resto SONO CAVOLI SUOI, giusto?
1. Chi lo sbandiera e lo strumentalizza fa esattamente, dalla parte opposta, quello che stai facendo tu: spara sentenze che non ha il diritto di sparare.
2. Se tu mi molli e io ti sparo non mi sembra che sia la stessa cosa che se, nella stessa circostanza, mi butto dalla finestra: nel secondo caso lo faccio perché non sopporto di dover vivere senza di te e con tutta probabilità a rendermelo insopportabile sono cose del mio vissuto precedente che con te non hanno a che fare; nel primo caso quello che non sopporto è che TU possa vivere senza di me, e ti condanno a morte per averci provato: non mi sembra davvero che le due situazioni siano paragonabili.
3. Se un ragazzino si ammazza per essere stato bocciato metterei all'ergastolo i genitori con ceppi e catene e almeno un paio d'ore di tortura al giorno.
barbara
3. Se un ragazzino si ammazza per essere stato bocciato metterei all'ergastolo i genitori con ceppi e catene e almeno un paio d'ore di tortura al giorno.
Lei non spara sentenze...
Esatto, non sparo sentenze: formulo un giudizio basato su 35 anni di insegnamento con un migliaio di scolari e un paio di migliaia di genitori. Tu invece hai di nuovo sbagliato le dosi del lassativo.
barbara
A parte questo, chi non ha neanche le palle di firmarsi si esclude automaticmente dal diritto di commentare i commenti altrui.
barbara
si e' irritata ed oltre alle sentenze sputa anche le condanne!
ovviamente era riferito a "chi SI spara"..... comunque sono quasi felice di pensare di essere solo io a "sentire" sbagliata questa piega.... quella di avallare di buon grado il suicidio. Posso permettermi una buona dose di menefreghismo con chi si trova sui cornicioni......
come dicono "la società è più avanti": mi viene in mente la scena del film dove il tipo che si sta per buttare blocca il traffico e dopo un po' la gente comincia a gridare: allora? ti butti o no che devo andare a casa!? e togliti di mezzo coglione....
immagino sia questa "la strada" da seguire.....
x barbara
Tu non lo sai cosa ho sofferto e cosa mi porta a non firmare.
Quindi,in osservanza ai tuoi principii,non emettere sentenze sul mio diritto o meno di replicare alle tue puttanate.
E comunque questo non è il tuo cesso di blog(senza offesa per il cesso) e quindi non conti un cazzo.
Capisco che non poter bannare e non poter contare su quella banda di scimmie che ti danno manforte faccia emergere la tua pochezza,ma ti farà bene.
"se un ragazzino si ammazza per essere stato bocciato metterei all'ergastolo i genitori incapaci"
"esatto,non sparo sentenze:formulo un giudizio basato su 35 anni di insegnamento con un migliaio di scolari"
Persino una tronfia egocentrica del tuo calibro dovrebbe cogliere l'incongruenza,ma evidentemente...
Innanzitutto stai emettendo una sentenza in senso assoluto.
E in secondo luogo pure in relazione ai paletti educativi,ovvero famiglia e scuola,stabilendo in maniera INSINDACABILE di chi sia la colpa.
Condannando la famiglia e non la scuola.
Ti autoincensi come persona autorevole in ambito scolastico,ma non lo sei in ambito familiare.
Quindi,in osservanza ai tuoi principii dovresti accettare una sentenza di condanna dell'insegnante con relative torture qualora essa venisse formulata dall'alto di 35 anni di esperienza come genitore.
Perchè tu,è evidente,NON hai figli.
Oltretutto NON sei l'unica persona che insegna da 35 anni...altri insegnanti di lungo corso emettono sentenze diverse dalla tua.
hawkmoon,secondo me continui a commettere un errore enorme.
Credi in una sorta di effetto-domino,smentito dalla realtà.
La gente non è andata ad ammazzare le varie Englaro dopo la storiache la ha vista protagonista.
Sei troppo coinvolto emotivamente e hai perso di vista il fulcro della vicenda.
Ritenere che un novantacinquenne (Monicelli,non uno qualunque) abbia fatto atto di libertà,NON è apologia del suicidio tout-court.
Cazzo,ma un uomo così,alla sua età,con la sua ironia e la sua visione disincantata della vita e della morte,profondamente ateo,libero e libertario,che parlava della morte con una leggerezza disarmante,sostanzialmente lucido e sereno fino all'ultimo...puo' decidere di andarsene in fretta,da quasi sano e non rottame,senza accanimenti terapeutici,tubi e quant'altro?
Lo ha fatto senza rompere le palle,senza lasciare manifesti ideologici,senza invocare leggi sul fine vita,lo ha fatto in maniera individuale,personale.
O pensi che adesso ci sarà un monicelli in ogni anziano?
Rifletti in serenità,esatrapolando il caso dal bailamme dei giornali e soprattutto senza questo coinvolgimento personale.
Guarda, avrò pure sbagliato "esempio", sarà pure come dici.... che lui era LUI e quindi ..... ha fatto tutto serenamente.... sarà.... (ma pure lui era umano, e l'angoscia non ha mica età, e come si sentiva in quel momento lo sa solo lui...)
ma aldilà di tutte queste cose il mio dito rimane puntato sul fatto che DIPINGERE simili eventi come una lodevole exit strategy, a me non piace. Dovrei parlare "senza" coinvolgimento personale? e allora a che serve riflettere su due amici che si sono tolti la vita? allora non dovrei neppure parlare di niente.... e invece sono qui per dire che SE PRIMA la pensavo molto "trendy", adesso, con quel che ho vissuto, non la penso più così....
Che "lui era lui" non mi sono mai sognata né mai mi sognerei di dirlo. Che "ha fatto tutto serenamente" non mi sono mai sognata né mai mi sognerei di dirlo. Quello che sto dicendo è che di questa cosa non si dovrebbe parlare affatto, né in un senso né nell'altro, né da una prospettiva né dall'altra. Quello che sto dicendo è che lui, come chiunque altro compia questa scelta, ha diritto al nostro rispetto. E rispetto, in questi casi, significa una cosa sola: SILENZIO.
barbara
hawkmoon,mai come stavolta possiamo citare Monicelli:LUI era lui e NOI non siamo un cazzo.
Il problema è tutto tuo che consideravi il suicidio "trendy" e ora non piu...forse è per questo che cadi nell'equivoco di ritenerlo contagioso.
signora barbara,per quanto possa sembrarle assurdo il signor hawkmoon NON parlava con lei....
approfitto per farle notare che lei che non emette sentenze ne ha appena emesso un'altra:
"rispetto in questi casi significa una cosa sola.SILENZIO".
e va bene! depenniamo Monicelli! ok? e se parlo solo di quelli che conoscevo io? Posso? posso dire che la scelta è stata dettata da situazione talmente angosciose da comprometterne la LUCIDITA', visto che questi li conoscevo? e che chi omette questa parte parlando di "libero arbitrio" dice una puttanata?
vabbè che siete tutti in adorazione del Grande regista, e quindi che facesse una cosa o il suo contrario è COMUNQUE un eroe.... beh ecco parliamo anche degli umani normali...... quelli che non sono un cazzo.... ecco spero che almeno di quelli si possa parlare...
beh adesso, capiamoci: "trendy" l'ho usato ironicamente per quelli che amano dire "la società civile è molto più avanti".... quelli che capiscono di più, che sono più UMANI..... beh io dico che quando assisti a certe cose più che certezze vengono dubbi. oggi mi sono visto pure "mare dentro". certo bel film, che colpisce nei sentimenti e razionalmente ineccepibile, a livello filmico.
eppure non mi cambia il pensiero....
il dubbio e il dolore sono per chi rimane...chi decide di andare puo' farlo perchè disperato e irrazionale o disperato e lucido.
il problema è che ai morti non si puo' chiedere cosa ne pensano,se si sno pentiti,se tornerebbero indietro..
ed è proprio per questa indistinguibilità, che io RIGETTO queasta vulgata "culturale" per cui sarebbe un mondo migliore quella società che accetta "serenamente" che la gente arrivi a gettarsi da un balcone o sotto il treno...
fatta eccezione per i casi alla Welby, che per anni hanno lottato strenuamente, e non si può certo accusare di momentaneo atto inconsulto, per il resto io rimango contrario.... anche come messaggio a tutti coloro che sono in situazioni penose.
Cioè stai dicendo che non lo dovevano fare? Che non avevano il diritto di porre fine a una sofferenza disumana? Che siccome la loro scelta ti fa soffrire bisognava che continuassero a soffrire loro, non importa quanto grande, non importa quanto insopportabile - e lo hanno dimostrato coi fatti, quanto fosse insopportabile - non importa quanto disumana fosse tale sofferenza? Non sarebbe meglio che aspettassi di riacquistare TU un po' di lucidità prinma di affrontare un tema evidentemente più grande di te e di me e di tutti noi?
barbara
Arrivo tardi, come al solito :-)
Fratello,
purtroppo la morte non è comprensibile, sia se arriva per cause naturali che per volontà propria.
Ti lascia sempre sgomento perchè arriva sempre "come un ladro nella notte" (frase rubata dai sacri testi).
Capisco il tuo stato d'animo e posso solo dirti che non c'è nulla che possa essere razionalizzato perchè parliamo di "uomini". Creature che possono sembrare raziopnali e che poi si comportano in modo assolutamente irrazionale.
La depressione ... quando tutto ti pare che sia insormontabile, quando ti senti oppresso dalla vita, alla fine potresti decidere di farla finita.
E' comprensibile, siamo umani e come dice Barbara qualsiasi siano i motivi bisogna rispettare le volontà altrui.
Diverso è prendere ad esempio casi come quelli che hai citato e farne modelli di razionalizzazione trasformandoli in legge.
Secondo me non è possibile, così come non è giusto farne esempi perchè ogniuno di noi ha la propria storia che non è assimilabile a quella di altri ed ogniuno di noi affronta la vita come può ed in modo assolutamente indipendente dalla società circostante (intendo dire per questi problemi).
Mi spiace per i tuoi amici e credo di capire cosa provi. ... Sgomento, avvilimento e sono gli stessi sentimenti che provano tutti coloro che hanno rispetto per la vita.
Stai scoprendo sentimenti che vanno al di là del raziocinio e che sono incontrollabili.
Questa è la potenza della vita e solo chi vive i tuoi sentimenti può capire il vero senso della vita.
Un abbraccio forte forte
barbara: non riesco a trovare altre maniere per dirlo. quando viene meno la lucidità tutte le giustificazioni cadono, o meglio, diventano dubbie (ma solo perchè NON condanno).... io poi sono in fondo alla fila: prima vengono i figli, i genitori, la moglie, i fratelli. Forse nell'ultimo caso c'è alla base una grave malattia, ma per il resto c'è SOLUZIONE... o davvero mi finisci a giustificare pure l'amante lasciato?
Bisqui: purtroppo quando si arriva dopo non c'è più nulla da fare. se non cercare di farsene una ragione. Grazie per queste tue parole. un abbraccio, fratello....
Lo vedi che è vero che sei proprio fuori come un balcone?! Stiamo parlando di disperazione, siamo parlando di sofferenza disumana, stiamo parlando di tunnel senza più uno spiraglio di luce e tu mi tiri fuori l'amante lasciato?! Eccheccazzo! (A parte questo, non c'è assolutamente niente che io debba giustificare o non giustificare: sono discretamente megalomane, ma non sono ancora arrivata a ritenermi il padreterno)
barbara
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